01 Dicembre 2020

Comprendere la musica storicamente (il valore della differenza)

20-04-2018 09:21 - Scuola Secondaria di Crespina
Mercoledì 18 aprile. Classe 3B: ancora ipotesi e riflessioni sulla musica afroamericana.
Comprendere la musica storicamente (il valore della differenza)

di Monica Di Mauro

Il jazz è un fenomeno che ben si presta ad essere letto in chiave musicale sociologica e antropologica, basti pensare alla durata temporale e all´ampiezza del fenomeno schiavitù; alle enormi implicazioni economiche sul presente e sul futuro (impoverimento dell´Africa/ arricchimento dell´Europa e delle Americhe) o ancora alle dislocazioni geografiche che hanno reso l´Atlantico un oceano popolato su quasi tutte le sponde da africani mutando in modo definitivo la storia mondiale; l´esportazione di anno in anno della manodopera africana verso le Americhe che ha rappresentato la più grande migrazione forzata nella storia; gli aspetti religiosi, coreutici, rituali, la lingua, la politica; il fenomeno della discriminazione razziale; quella ambivalenza di sentimenti e di atteggiamenti del bianco verso il nero e del nero verso il bianco che ben si rispecchia nelle vicende della musica jazz: si poteva applaudire un nero che se ne stava al suo posto, tanto più se ero al posto del giullare ma era ed è tuttora difficile, per troppa gente ammettere che un popolo ritenuto inferiore possa aver diritto alla piena cittadinanza, al pari dei bianchi, nel mondo delle arti. Non per nulla ancora oggi, in America come in Europa, i più sono disposti ad accettare il jazz solo in quanto renda in qualche modo omaggio alla cultura (musicale e non ) dei bianchi. A dimostrazione di ciò, c´è il grande successo degli Spirituals che sono canti di schiavi che hanno abbracciato la religione dei loro padroni, ma anche la fortuna di tanto jazz ibridato come ad esempio quello "sinfonico". D´altro canto la stessa mutevolezza di sentimenti si evince dagli atteggiamenti del nero che spesso era portato ad imitare il bianco stirandosi i capelli o cercando di schiarire il colore della propria pelle e poi ancora a detestarlo e gridare "black is beautiful".
L´intervento educativo scolastico dovrebbe avere fra le sue principali virtù, quella di fornire strumenti per lo sviluppo di un´intelligenza critica. I nuovi orientamenti degli studi ci insegnano che è la capacità di assumere angolazioni e convenzioni diverse che conferisce un notevole potere analitico; ma ciò che mi interessa sottolineare è il fatto che una prospettiva eurocentrica è culturalmente parziale e non solo può rendere lacunosa l´analisi, ma non ci aiuta a far fronte ad un impegno che non può essere rimandato: eludere le pratiche contro il rispetto della vita e del rapporto fra gli uomini. Impegno che deve toccare fortemente in prima persona tutti gli educatori di qualsiasi ordine scolastico i quali attraverso il contributo offerto dalle proprie competenze specifiche potranno tracciare un percorso didattico non più caratterizzato dalla centralità dei contenuti d.o.c.
Centrale sarà invece l´idea di provocare idealmente un movimento anticolonialistico a favore della relatività culturale innescando un processo di espansione verso l´applicazione di tutti quei valori che vivono attorno a una condotta positiva. Tutto ciò non è per rendere poco rilevanti le diversità tra stili storicamente separati o per far crollare le distinzioni di significato e di utilizzo, nelle culture come nelle musiche. La società multietnica rende sempre più concreto, anche nel mondo della scuola, il confronto fra la molteplicità dei paradigmi culturali ma il valore dell´uguaglianza non può essere un ostacolo al valore della differenza. È vero che viviamo nella molteplicità (l´esperienza musicale ce lo insegna) ma è vero anche che la nostra cultura, forse per ragioni di autodifesa tende a livellare le differenze, a rendere simile ciò che è nato diverso. Ecco profilarsi una valida ragione per intraprendere in classe un discorso storico musicale: la storia serve allora questo, a farci capire che non è tutto uguale a tutto, che ogni cosa ha un suo spessore di cultura e di tradizione e che se non se ne tiene conto non solo si spreca quella cultura ma si atrofizzano le nostre capacità di vedere. Questo è un problema serio anche perché è indiscutibile che i ragazzi siano sottoposti ad un eccesso di stimoli musicali; sono immersi musica di ogni genere per vari motivi che vanno dagli interessi delle grandi industrie del tempo libero alla diffusione dei social network . Ora, non sempre quello che ascoltano di più è quello che qualitativamente è migliore dal punto di vista e strutturale, formale, stilistico o funzionale che dir si voglia. È ovvio che questo non può voler dire che la musica classica è meglio del Rock o del Pop o della musica etnica, ma può voler dire che esiste all´interno della produzione colta, della produzione extra europea, della produzione extra colta, della produzione etnica, comunque una differenza di valore delle proposte che vengono fatte. I ragazzi sono completamente disarmati rispetto a questa varietà di stimoli che ricevono in ambito musicale quindi una delle finalità importanti dell´educazione musicale e anche dell´educazione storica alla musica è quella di acquisire la capacità di districarsi in questo eccesso di produzione a cui sono sottoposti. Un obiettivo formativo importante è quello di aiutare il ragazzo a passare da un´esperienza musicale come cultura vissuta ad una riflessione sulla musica come ricostruzione intellettuale. Affermare che siamo in una società multiculturale per cui bisogna aiutare il ragazzo al rispetto per le tradizioni altrui, bisogna aiutare il ragazzo a rispetto per l´altro, bisogna aiutare il ragazzo al fatto che esistono diverse culture e che nessuna è superiore alle altre, non vuol dire che nella musica tutto sia sullo stesso piano, tutto sia relativo, tutto valga allo stesso modo; non sarebbe offrir loro uno strumento critico per affrontare la realtà in cui sono immersi. L´insegnante, come lo storico della musica abdicherebbero ad un compito formativo se rinunciassero ad affrontare il problema del valore artistico di ciascuna tradizione. Non intendo qui celebrare la didattica dei percorsi alternativi concepiti come reazione culturale ad anni di musiche consacrate dalla tradizione: equivarrebbe a squilibrare l´asse a favore delle novità; piuttosto affermare la concezione di variabilità di pratiche all´interno di un solo campo che quello della musica. E´ proprio il confronto fra culture e l´esame delle differenze a stimolare lo spirito critico. Bisogna stare in guardia rispetto al rivoluzionarismo ingenuo che vede ad esempio la musica Rock come rappresentativa di una rottura decisiva rispetto al passato. Punti di vista così totalizzanti sono per forza fuorvianti e si fondano su una conoscenza storica insufficiente o su una nozione non dialettica del campo musicale. Esiste una specie di strato sotterraneo in cui la tenacia delle tradizioni e la forza di articolativa applicata a materiali estranei impongono continuità di grande importanza. Di conseguenza alcune configurazioni del basso nel Blues e nel Rock si possono rintracciare nella musica da ballo del XVI secolo. Il passamezzo moderno, una delle più importanti formule armoniche del periodo rinascimentale appare per esempio in "J saw her standing there" dei Beatles senza essere mai decaduta nei secoli intercorsi. Allo stesso modo le linee del basso su scala discendente, comunissime come "basi" per le Passacaglia e le variazioni del XVI e XVII secolo, sopravvivono nella nella Popular Music del nostro secolo quindi a livello di materiali e di convenzioni sembrano esserci delle continuità su vasta scala. Sotto il flusso del cambiamento e della contraddizione sintattica, semantica e culturale, esiste un livello in cui vengono conservate le maggiori convenzioni. Tale presupposto si rivela preziosissimo in ambito didattico: attraverso la creazione di quelle categorie concettuali definite "strutture" si possono mettere a confronto fenomeni molto lontani nel tempo (il repertorio che ascoltano i ragazzi, la musica jazz, il repertorio classico) e far emergere analogie e differenze.

fonte: Monica Di Mauro



Fonte: Serena Campani

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